
Inizio a scrivere poi la penna fa presto.
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Baley non ci capiva niente. < Jessy, qualcosa non va? >
Lei rimase immobile, evitando il suo sguardo. <Mi dispiace, ho dovuto…>
<Dov’è Bentley?>
<Passerà la notte nella Sala della Gioventù.>
Baley disse: <Perché? Non ti avevo chiesto questo>.
<Hai detto che il tuo collega sarebbe rimasto qui, stanotte. Ho creduto che avesse bisogno della stanza del ragazzo.>
R. Daneel disse: <Non c’era bisogno, Jessie>.
La donna alzò gli occhi e fisso R. Daneel con straordinaria intensità.
Baley si guardò le punte delle dita, immaginando quello che sarebbe seguito. Si sentiva male, ma era incapace di agire. Il silenzio che seguì gli fece rimbombare i timpani, finché, in distanza e come attraverso strati di lastex, sentì la voce ovattata di sua moglie: <Io credo che lei sia un robot, Daneel>.
E R. Daneel rispose, calmo come al solito: <Lo sono>.
Da Abissi d’acciaio – I. Asimov